Capire davvero come diventare fundraiser, non è così immediato.
Si parte spesso da un’esperienza nel nonprofit, dal volontariato o da un progetto che ti ha coinvolto più degli altri.
Poi arriva una domanda: è possibile trasformare tutto questo in un lavoro?
La risposta è sì, ma non basta la motivazione.
Il fundraising è una professione che richiede metodo, competenze e la capacità di muoversi in un contesto sempre più strutturato.
Per questo è importante capire cosa significa davvero lavorare nella raccolta fondi, quali competenze servono e da dove iniziare.
In questo articolo mettiamo ordine tra ruoli, strumenti e opportunità per chi vuole diventare fundraiser.
C’è un momento in cui chi ha fatto volontariato o lavora nel nonprofit si accorge di una cosa: fare del bene non basta più.
Hai vissuto esperienze forti, magari un servizio civile o un progetto sul territorio, e ti sei chiesto se esiste un modo per trasformare questo impegno in un lavoro vero.
La risposta è sì: diventare fundraiser significa proprio questo.
Trasformare una causa in un progetto sostenibile, capace di crescere nel tempo.
Trasforma la tua passione in un lavoro che cambia le cose
C’è un momento in cui chi lavora o ha fatto volontariato nel nonprofit si accorge di una cosa: fare del bene non basta più. Hai vissuto esperienze intense, magari un servizio civile o un progetto locale, e ti sei chiesto: “ma esiste un modo per farlo diventare il mio mestiere?”.
La risposta è sì, e si chiama fundraising. È la professione che permette alle buone cause di esistere davvero — e di farlo nel tempo — unendo metodo, strategia e relazione.
Cos’è davvero il fundraising (e perché non si improvvisa)
Il fundraising non è solo “chiedere soldi”, ma progettare strategie per rendere sostenibili le cause sociali. Significa analizzare bisogni, costruire fiducia, comunicare con trasparenza e misurare risultati.
Come spiega Chiara Blasi, consulente di fundraising e docente del Master: “La fiducia è la moneta più preziosa del fundraising. Se la costruisci, i donatori non comprano solo un progetto: credono in te e nella tua visione.”
In un contesto dove il nonprofit cresce e le organizzazioni cercano persone preparate, il fundraiser è una figura chiave: traduce i valori in azioni concrete, le idee in progetti finanziabili, le emozioni in risultati tangibili.
Fare fundraising significa lavorare in equilibrio tra relazione e strategia. Ci sono gli strumenti (mailing, eventi, corporate partnership, lasciti, digital fundraising), ma dietro ogni strumento c’è un pensiero strategico. Lo racconta bene Elena Quagliardi, direttrice fundraising di Lega del Filo d’Oro: “Le persone donano se le fai sentire parte di qualcosa. Il segreto non è chiedere di più, ma chiedere meglio.”
E “chiedere meglio” è questione di metodo. Chi si forma al fundraising impara a leggere i dati, segmentare i donatori, curare le relazioni nel tempo. È così che si costruiscono le basi di una carriera solida nel Terzo Settore.
Il nonprofit oggi assume, e assume in fretta. Ma cerca persone formate, non solo entusiaste. Secondo il Career Report del Master in Fundraising, il 97% dei diplomati trova lavoro entro 12 mesi, la maggior parte in organizzazioni nonprofit, enti pubblici o fondazioni. Il motivo? Le organizzazioni si fidano di chi conosce il mestiere: sanno che dietro un fundraiser ci sono competenze, strumenti e un network solido.
Ecco perché da oltre vent’anni il Master Universitario in Fundraising dell’Università di Bologna è diventato il punto di riferimento in Italia per chi vuole lavorare nel sociale con metodo e professionalità.